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Antonio De Nardis *RUSSELL*
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Antonio De Nardis
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Inferno Nella realizzazione di questa serie si concentra l'attenzione sui personaggi e le situazioni che mano a mano vengono descritti da Dante durante la sua discesa nelle regioni infere e che vengono, per la maggior parte, descritti dal poeta. Situazioni e personaggi che nella coscienza dell'artista si contaminano con esperienze vissute, stati d'animo, pensieri...
L'idea di questa serie nasce nel 2013, anno di realizzazione delle prime bozze. Una curiosità: alcuni bozzetti della serie (Ugolino, Minosse, la selva dei suicidi e le arpie) furono scelte dallo storico gruppo new wave italiano come copertina e artwork del loro album omonimo “Viridanse”, ed. Fonoarte, 2015.
La serie è realizzata mediante acrilico su tela 50x70x1,6 cm. gr.380
In diretta dall'inferno della Divina Commedia
Cerbero, 2022. Acrilico su tela 50x70x1,6 cm.
Favoloso mostro a tre teste della mitologia greca, figlio di Tifeo e di Echidna posto a guardia dell'ade.
Nel descrivere l'incontro con il mostro (Inf.VI 13-33) Dante ha ben presentei versi dell'Eneide. Fa gettare da Virgilio
nelle "bramose canne", qui rappresentate come altrettante canne d'organo, non del miele, ma una manciata di terra
a rafforzare il rapporto carne-terra, che il mostro divora. Nella commedia la fiera "crudele e diversa" diviene
il custode del cerchio dei golosi...
Flegias, 2023.Acrilico su tela 50x70x1,6 cm.
Nell'ottavo canto dell'Inferno Dante e Virgilio si trovano davanti alla palude dello Stige, dove sono puniti gli iracondi e gli accidiosi: qui ricevono aiuto da Flegias, che li accompagna attraverso la palude fino alla città di Dite.
Traghettatore di secondaria importanza e custode del V cerchio, le cui sembianze e il cui vero ruolo sono taciuti.
Un personaggio che mi ha sempre incuriorsito per la sua scarsa identificazione (al pari di altri) e per l'ira che palesa fin dal primo incontro con Dante e Virgilio.
Il quadro cristallizza il momento in cui appare la navicella di Flegias partita da Dite per traghettare i visitatori:
Corda non pinse mai da sé saetta
che sì corresse via per l'aere snella,
com' io vidi una nave piccioletta
venir per l'acqua verso noi in quella,
sotto 'l governo d'un sol galeoto,
che gridava: «Or se' giunta, anima fella!».
«Flegïàs, Flegïàs, tu gridi a vòto»,
disse lo mio segnore, «a questa volta:
più non ci avrai che sol passando il loto».
Qual è colui che grande inganno ascolta
che li sia fatto, e poi se ne rammarca,
fecesi Flegïàs ne l'ira accolta.
Lo duca mio discese ne la barca,
e poi mi fece intrare appresso lui;
e sol quand' io fui dentro parve carca.
Tosto che 'l duca e io nel legno fui,
segando se ne va l'antica prora
de l'acqua più che non suol con altrui.
Se sembra improbabile che sia un traghettatore per i peccatori di passaggio ai cerchi inferiori, essendovi le anime spedite direttamente da Minosse dopo il suo giudizio, potrebbe essere colui che getta i peccatori nella palude dello Stige; in ogni
caso Dante si preoccupa solo di citare la sua ira, testimoniata dalle suegrida sia all'arrivo che alla discesa dei due poeti sulla sua barca.
La barchetta di carta simboleggia la minore importanza di questo traghettatote di anime rispetto al più noto Caronte.
In fondo ognuno ha l'inferno che si merita...
Le Arpie, 2024. Acrilico su tela 50x70x1,6 cm.
Dante Alighieri cita le arpie nel Canto XIII dell'Inferno: esse rompono i rami e mangiano le foglie degli alberi al cui interno si trovano le anime dei suicidi, che,
in questo modo, provano dolore e hanno dei pertugi attraverso i quali lamentarsi.
"Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,
che cacciar de le Strofade i Troiani
con tristo annunzio di futuro danno."
In questa immagine mi sono concesso lalibertà di innestare la capigliatura delle Furie, mi sembrava più consona...
Immagine che, ancora allo stato di bozzetto, trovò collocazione all'interno dell'artwork dell'album omonimo dell'iconica formazione
darkwave alessandrina "Viridanse"
Malacoda, 2022. Acrilico su tela 50x70x1,6 cm.
«Nessun di voi sia fello!
Innanzi che l’uncin vostro mi pigli,
traggasi avante l’un di voi che m’oda,
e poi d’arruncigliarmi si consigli».
Tutti gridaron: «Vada Malacoda!»
(inf.XXI, 72-75)
Diavolo inventato da Dante che lo inserisce tra i “Malebranche”, la truppa dei demoni, come capo. Nell'ambito della commedia una parentesi quasi comica.
Malacoda, come i malebranche asseriscono, è il loro capo. Il suo aspetto fisico non è descritto da alcun aggettivo,. Proprio questo fatto ha attirato la mia attenzione: la semplicità apparente con cui contaminarlo con gli stati d'animo personali, col proprio vissuto interiore e direi anche fisico. In quel momento un rullo da imbianchino, data la periatrite che mi affliggeva, mi sembrava uno strumento diabolico. Il male è una cosa banale...
Minosse, 2023. Acrilico su tela 50x70x1,6 cm.
Minosse, come Caronte, Cerbero, Gerione, Flegias e Pluto, è uno dei demoni pagani passati nell'inferno cristiano di Dante e collocati poi come guardiani dei vari cerchi, dopo essere stati trasformati in esseri demoniaci sulla traccia dell'interpretazione figurale dei Padri della Chiesa, concludendo, così, il processo di assimilazione della cultura classica, iniziato fin dalle origini del cristianesimo. Minosse si trova all'entrata del cerchio II perchè le anime del Limbo (Cerchio I) non hanno peccati da confessare e non vengono giudicate.
Perché in fondo siamo tutti giudici.
Pluto, 2023. Acrilico su tela 50x70x1,6 cm.
Ade-Plutone È il custode del IV Cerchio infernale (avari e prodighi), rappresentato da Dante all'inizio del Canto VII dell'Inferno. L'identificazione è problematica, dal momento che potrebbe essere Pluto, dio greco delle ricchezze (figlio di Iasione e Demetra), oppure Plutone, dio classico degli Inferi e sposo di Proserpina. È più probabile la seconda ipotesi, anche perché Plutone (detto anche Dite) era spesso interpretato nel Medioevo come figura diabolica ed era accostato alle ricchezze che sono custodite sottoterra.
Dante gli fa pronunciare parole apparentemente incomprensibili (VII, 1), che forse sono una bizzarra invocazione a Satana-Lucifero;
Virgilio lo chiama maladetto lupo, anche se non è chiaro se il demone abbia effettivamente sembianze animalesche, né per quali ragioni
Dante lo abbia trasformato in questo modo (né Pluto né Plutone erano descritti come lupi nel mito classico).
Ugolino, 2023. Acrilico su tela 50x70x1,6 cm.
«La bocca sollevò dal fiero pasto / quel peccator, forbendola a’ capelli / del capo ch’elli
avea di retro guasto», canto XXXIII dell'Inferno: intento a conficcare i denti nel capo del vescovo di Pisa Ruggieri degli Ubaldini, nel «fiero pasto» di vendetta che subito riprenderà dopo aver narrato la propria storia a Dante: «Quand’ebbe detto ciò, con li occhi torti / riprese ’l teschio misero co’ denti, / che furo a l’osso, come d’un can, forti» (vv. 76-78).
Ugolino della Gherardesca (Pisa, 1210 circa – Pisa, 1289) è stato un politico e militare italiano ghibellino che parteggiò per i guelfi e comandante navale del XIII secolo., fu nel 1288 arrestato e condannato per tradimento ,è posto infatti da Dante nell’Antenora, ove sono puniti i traditori della patria. Immagine che, ancora allo stato di bozzetto, trovò collocazione all'interno dell'artwork (come copertina) dell'album omonimo dell'iconica formazione darkvawe alessandrina "Viridanse" (2014).
relizzato su tela gr.380.